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Il Medioevo

Restano oscure, come per molte altre aree, le fasi di passaggio al periodo alto-medievale. Alcuni segni della trasformazione politica del territorio di Cartosio si possono cogliere presso i ponte di Guadobono, dove in un vicino campo detto popolarmente "il confine" è stato ritrovato, tra resti di costruzioni, un aureo bizantino, finito in collezione privata.

Questo ritrovamento è certamente la conferma dell'esistenza in questo luogo del "limes", confine tra Bizantini e Longobardi, durante la seconda metà del secolo VI d. C, quando la Liguria marittima era ancora occupata dai Bizantini, mentre l'intera Pianura Padana era ormai caduta sotto la dominazione dei Longobardi.

Sarebbe del periodo alto-medievale pure l'insediamento citato da G. A. Roffredo "...situato nella Regione del Borgo ove esistono ancora i cascinali chiamati dei Tornati...località coperta e meno esposta alla osservazione dei viandanti per la grande strada della Valle. La medesima tradizione riporta che nella Regione di Borgo, o in sua vicinanza, era stata eretta la prima chiesa cattolica posta sull'acuto promontorio situato tra le vallette dei due rigagnoli Tovo e Repentino".

Nei pressi della stessa località della chiesa vi era anche il basamento di una torre quadrata, i cui ruderi, così come quelli della chiesa suindicata, sono da alcuni anni ormai spariti. La prima chiesa dedicata a San Pietro doveva essere costruita in muratura di buona fattura in pietra a vista in quanto Roffredo sosteneva "...che doveva trattarsi di una chiesa costrutta come sono attualmente le antiche, tuttora sussistenti nel Monferrato, fra le altre la Pieve di Montechiaro (ormai ridotta attualmente a pochi ruderi) e l'antica Parrocchia di Turpino" (ancora oggi esistente). Un'altra chiesa di San Pietro Paolo è stata costruita successivamente, a poca distanza dalla prima e, attualmente nel medesimo sito, esiste una nuova chiesa ricostruita negli anni 20 di questo secolo.

Non si sanno se per incursioni o piuttosto per le frane - a cui questo insediamento doveva andare sicuramente soggetto - le cause dell'abbandono di tale sito da parte degli abitanti del Borgo e in quale epoca sia avvenuto. Tuttavia il loro spostamento dovette probabilmente dare luogo alla costruzione dell'attuale abitato di Cartosio. La torre dovette, tuttavia, rimanere in uso anche in epoca successiva, data la sua felice ubicazione quale punto di comunicazione tra la torre di Cartosio e il castello di Montechiaro, paesi entrambi, come si vedrà, feudi della famiglia Asinari e non comunicanti a vista tra di loro.

Con l'alto medioevo inizia l'interesse dei Vescovi di Acqui su Cartosio. Sono di questo periodo le donazioni del Vescovo d'Acqui San Guido del 1040 di sua proprietà al monastero di San Pietro tra cui quindici mansi siti tra Melazzo, Cartosio e dell'anno 1056 sempre da parte di San Guido che fonda il monastero di Santa Maria (Duomo di Acqui) e dona allo stesso alcuni beni tra cui uno in Cartosio"...Alium vero in Cartau sio qui est laboratus per Erinzum et Petrum".

Nel 1052, l'8 luglio in Ratisbona, l'imperatore Enrico III concede alla Chiesa d'Acqui la giurisdizione su tale città, su Melazzo, su Cartosio su Castelnuovo Bormida, su Bistagno, su Terzo, su Alice, in Paternis, su Strevi, su Cassine, su Gamalero, su Cavatore, su Foro, su Grognardo e sulle terre di San Vigilio. Il paese di Cartosio entra così a pieno titolo a far parte con questa concessione documentaria dei vari possedimenti dei Vescovi-Conti di Acqui. La proprietà dei beni in Cartosio, da parte dei Canonici di Acqui, è confermata da Papa Adriano IV il 12 novembre 1156 in un atto steso in Laterano.

Il Comune di Cartosio rimase sino al secolo XIV di proprietà dei Vescovi di Acqui. A dimostrazione di ciò sono l'atto del Vescovo di Acqui Enrico II del 3 febbraio 1258 che dà in enfiteusi per quattro anni, i beni del Vescovo in Cartosio ad Enrico di Albareto così come indicato nell'atto "Henricus Episcopus Aquensis per baculum, quem in manu tenebat, investii Henricum de Albareto de villicatione Cartosii usque ad annos quator próximos costituendo dictum Henricum suum nuncium villicum procuratorem et gastaldum ad petendum exigendum et recipiendum et recuperandos omnes fructus, proventus et godias..." che poteva prelevare sugli abitanti di Cartosio e l'atto di investitura del Comune di Cartosio da parte del Vescovo Oddone Bellingeri del 9 dicembre 1307 a Opizzo Mori di Ponzone che giurò fedeltà al Vescovo di Acqui Oddone Bellingeri e ai suoi successori per i beni concessi egli in feudo nella villa e nel territorio di Cartosio.





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