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Nascita e struttura del borgo

Non è conosciuta l'epoca di costruzione dell'attuale paese. La sua nascita deve però essere fatta risalire al medioevo. La sua localizzazione, su un pianoro a terrazzo sulla valle dell'Erro, è difesa, alle spalle dalla profonda valletta del rio Forno, unitamente alla sua conformazione urbanistica, a forma triangolare allungata con la punta ad occidente le garantivano una posizione di sicurezza notevoli.

Cartosio era circondata completamente da mura con le maggiori difese costruite dall'uomo nella parte orientale, dove era l'accesso al paese e presentava minori difese naturali. Giacomo Antonio Roffredo nella "Statistique de la Commune di Cartosio" scrive "La sua forma è quella di un triangolo acuto circondato da muraglie, ruderi di muraglie di cinta o di fortificazione" e nell'altra sua opera "Memorie per l'antichità della terra di Cartosio nell'alto Monferrato' "...nella parte orientale il paese era protetto da fossato e mura difese alle due estremità da due torri che lo dividevano dalla piazza a forma rettangolare (più ristretta dell'attuale), a sua volta circondata da altre mura di difesa che la racchiudevano a oriente a forma di mezzaluna".

Il paese era infatti diviso praticamente in due settori: di cui una parte costituita dalle case degli abitanti e l'altra "pubblica", costituita come vedremo dal castello, dalle torri, dalla piazza e dalla casa pubblica.A fianco della torretta di settentrione, limite di divisione tra le due parti del paese suindicate, era l'ingresso del paese con la porta difesa dal ponte levatoio, distrutto nel 1800. Il sito di tale porta si può individuare attualmente in vicinanza della torretta di cinta a ponente, ancora oggi esistente e facente parte successivamente anche del castello, poi demolito, sulla sinistra dell'attuale accesso stradale alla piazza della valle, ma oggi è quasi completamente distrutto intravedendosi solo l'imposta dell'arco nella muratura chiusa con tamponamento.

Su quest'arco di porta il Roffredo citava "...uno stemma a basso rilievo, scavato in una pietra, rappresentante in campo una colonna come d'ordine oppure un pezzo di porticato sostenente una parte di terrazzo" ed ipotizzava che tale stemma fosse della famiglia di Facino Cane, dandolo però smarrito da vario tempo. Lo stemma non può essere assegnato, come sosteneva il Roffredo, alla famiglia di Facino Cane ma può essere attribuito, quasi con assoluta certezza, alla famiglia patrizia degli Asinari, per vari secoli feudataria di Cartosio, che avevano appunto come stemma "d'azzurro alla torre d'oro, la porta ferrata d'argento con la bordatura composta d'argento e di rosso.

Altra difesa del paese era il castello che delimitava il borgo antico sul lato ponente della piazza, di cui è ignota la data d'origine, ma dovrebbe essere antecedente al 1382 in quanto alla famiglia Asinari, nella prima investitura, era stato appunto concesso anche il castello. Tale castello era stato ricostruito dagli Asinari nel 1600 e i cui ruderi sono stati distrutti definitivamente nel primo novecento.

Ultimo corpo di difesa era la torre, ancora esistente, posta sulla piazza, che doveva essere il corpo di difesa estremo in caso di guerre ed assedi. E' una costruzione molto solida a forma quadrata con piede a scarpa inclinato così ben descritta da Roffredo: "in essa piazza e vicino all'angolo del nord-ovest si innalza una gran torre quadrata, minata nella sommità, che non tralascia però di essere ancora di ben quaranta piedi, sussistono in essa tre volti; l'accesso vi si aveva dalla parte del castello per mezzo d'un ponte levatojo che portava sul volto di mezzo vedendosi tutt'ora l'imposta nel muro del medesimo ponte; nel piano inferiore sotto il primo volto evvi un fonte d'acqua viva, quale si con-serva in ogni tempo. Di presente si vede altra apertura stata fatta con la rottura del muro dalla suddetta parte del castello, che dà sul primo volto (l'attuale accesso), da questo si scende sull'altro volto per mezzo del foro quadrato esistente nell'angolo di detta torre al sud-est, ma non vi è scala alcuna; e dal secondo volto non si può ascendere all'ultimo che è alla total sommità che per un picciol foro triangolare esiste il detto terzo volto al cantone del nord-est, ma conviene anche ascendervi per mezzo della canna d'un camino ivi esistente".

Altre strutture antiche, purtroppo sparite, citate dal Roffredo nell'isolato a levante abbattuto per l'ampiamento della piazza (tra questa e la porta d'accesso) era "...la casa pubblica con al primo e secondo piano gli archi che formavano le loggie, come in quelle piazze di commercio dove si radunavano i mercanti. Al cantone d'essa casa pubblica su la piazza evvi il ferro cui attaccavasi i rei condannati alla berlina" e l'oratorio, citato dal Casalis in cui si vedevano affreschi rappresentanti i dodici apostoli con iscrizione del 1480.

Il borgo interno aveva una conformazione urbanistica regolare, che denota che il paese sarebbe stato costruito secondo un programma definito e in breve tempo, con fognatura e con pozzi pubblici e privati per l'approvvigionamento dell'acqua [.].Dalla situazione sopra riportata emerge, dunque, l'esigenza che gli interventi interessanti il borgo antico ed i resti delle strutture della cinta muraria, ancora in alcuni tratti esistenti sia sul lato della valle Erro che del rio Forno, dove compaiono tratti di mura e altre due basi di torri incorporate in costruzioni successive, siano di tipo conservativo, e che tali testimonianze non continuino ad essere cancellate come è stato fatto nelle epoche passate al fine di garantire il mantenimento e la valorizzazione di ciò che resta dell'antico borgo di Cartosio.


Testi di Luigi Moro





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