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Gli asinari

Nella storia di Cartosio una tappa fondamentale è stato il cinque aprile 1382. In tale data Amedeo VI di Savoia investe Antonio Asinari ed i figli Secondino ed Alessandro dei feudi di Belangero, Moasca, San Marzano, Candii, Vesime, San Giorgio, Mombaldone, Montechiaro, Cartosio e Malvicino con i loro castelli, ville, uomini e loro territori. Mentre per alcuni paesi, riportati nel documento suindicato, si doveva trattare di conferma; ad esempio Vesime fu venduto definitivamente a Bonomo Asinari il 10 marzo 1300 da Alberto del Carretto per ventimila lire astigiane, Mombaldone, già in proprietà nel 1318 e Montechiaro con l'investitura dell'8 settembre 1367 da parte di Giacomo del Carretto, Marchese di Savona, ad Alessandro e al fratello Bonifacio Asinari a seguito di una prima investitura del 1323, per Cartosio si deve trattare di prima investitura in quanto non si è a conoscenza di alcun documento in data precedente al 1382 riportante investitura agli Asinari.

Ma chi erano questi Asinari? Si trattava di una delle più antiche famiglie della nobiltà di Asti ed erano divisi in vari rami: di Asti, di Costigliole, di San Marzano, di Spigno e di Camerano. Furono abilissimi e ricchi banchieri, come sostiene Lodovico Vergano nella storia d'Asti, l'attività di banchiere era una tra le attività preferite dalle famiglie astigiane, fonte di guadagni ingentissimi.

Le famiglie astigiane incanalarono verso i mercati internazionali i capitali disponibili ed impiantarono anche in lontani paesi europei pubbliche banche, botteghe di cambio e di prestito e non mancarono di raggiungere, in tal genere di attività, uno dei primi posti. Ebbero relazioni commerciali in Italia, in particolar modo con Genova e Savona, e pure relazione intensissime con i paesi soggetti a Casa Savoia, specialmente dopo la metà del secolo XIII, e in quelle terre i banchieri astigiani accorsero numerosi, sviluppando i loro affari ed accumulando notevoli ricchezze.

Anche gli Asinari ebbero numerosi banchi nei territori dei Savoia. Uno dei più importanti fu quello di Avigliana, che essi tennero per proprio conto. A Bourget invece furono soci con i de Medici così come a Chambery. La loro attività continuò per tutto il secolo XIV e anche all'inizio del secolo XV. Le loro banche, in queste regioni, furono strettamente collegate con quelle più importanti che tenevano in Svizzera, in cui una delle città frequentate fu Friburgo, dove esercitarono vasta scala il prestito di denaro con le altre fa glie astigiane dei Toma e degli Alfieri. In questa città furono nominati Borghesi ed ottennero tempo titoli nobiliari. Altra succursale fu aperta in società con i Medici a Ginevra ed a Annecy.

Gli Asinari nel 1346, regolarono con il Conte di Ginevra le partite e nel 1356 rilasciarono quietanza generi a favore del Conte di Ginevra per ogni debito da lui contratto. Altre attività bancarie le ebbero Francia, e in particolare in Borgogna, a Seun dove svolsero molte attività creditizie e vennero presi sotto la protezione degli stessi due di Borgogna. Ancora Bonifacio e Bonomo Asinari acquistarono i mulini di Arbois nel 1275. Ebbero attività bancarie anche in Germania (Colonia e Oberwesel), nelle Fiandre (Bruges Bovay) ed in Olanda (ad Anversa furono concessionari di banco per molti anni) e a Bois-le-Duc ebbero un altro banco con altra famiglia astigiani dei Montafia. In queste attività ebbero illustri uomini d'armi, di lettere e religione. Uno degli Asinari Corrado, fu Legato Pontificio e poi Vescovo di Vercelli nell'anno 1590.

Con l'attività finanziaria suindicata, gli Asinari ottennero vari privilegi, titoli nobiliari, acquisendo vari luoghi e castelli, in particolare dai Savoia, in cambio, come già visto, di prestiti di grande entità. Li troviamo castellani feudatari in varie località quali Dusino, Loreto, Costigliole, Vesime, Virle, Lu, Belangero, Moasca, San Marzano, Camerano, Canelli, San Giorgio, Mombaldone, Montechiaro, Malvicino ed altri tra cui Cartosio. Con l'acquisizione, quasi programmata di vari feudi nelle valli del basso Monferrato, quali Vesime, Canelli, Mombaldone, Montechiaro e Cartosio, ebbero una grande influenza sulle vie di comunicazione e sui commerci tra il basso Piemonte e la Liguria, da cui ricavavano certamente lauti compensi dai dazi doganali. E' questo il caso di Cartosio posto sulla via della valle dell'Erro tra il Mare Ligure e la Pianura Padana, in cui nel corso dei secoli, passarono vari commerci da quelli del legname a quello del ferro.

Mentre Ponzone, con Palo e Sassello, erano posti sulla cosiddetta strada altomedievale del "sale", come proverebbero i toponimi "Curtis Salsole" oggi Sassello in località Sarera nei pressi di Palo, dopo il trecento, con il trasporto del legname del Sassellese e della valle dell'Erro verso i cantieri navali costieri fu aperta la strada dell'Erro che facilitò i commerci con la Pianura Padana. Dapprima questa strada serviva solo per il Sassellese dove per l'abbondanza delle risorse idriche e del legname con cui fabbricare il carbone, si diffusero le fucine per la lavorazione del ferro sicché la strada "del legname" divenne anche la strada "del ferro". Vi transitavano le carovane di mulattieri che da Albisola trasportavano il materiale grezzo, proveniente dall'isola d'Elba, nei magli delle valli interne e nei viaggi di ritorno riempivano i basti con prodotti finiti e con altre merci di scambio.

L'investitura agli Asinari da parte dei Savoia per Cartosio continuò nei vari secoli a varie riprese, come risulta dall'elenco delle investiture inserite nel fondo "Protocolli dei notai ducali e camerali ad iniziare appunto dalla prima investitura del cinque aprile 1382. Il feudo di Cartosio alcune volte dovette essere, nel corso dei secoli, per gli Asinari, in comproprietà con altre famiglie: ad esempio il documento del primo luglio 1425 riconosce Giorgetto Asinari comproprietario con Marietta, sua moglie e la cognata Antonia dei Marchesi di Ponzone in una nomina da parte loro e del rappresentante Costanzo Calderarius da Cunico, castellano di Cartosio, agente a nome di Giorgetto, ed il Comune di Cartosio di due incaricati, Francesco Pectenatus e Pagano Rogerius, entrambi di Cartosio per ratificare gli accordi stipulati con il Comune di Acqui in particolare riguardo al bosco di Arbilia e per regolare le controversie con il Comune di Montechiaro.

Non solo i Savoia investirono gli Asinari del fondo di Cartosio ma anche Giovanni IV, marchese del Monferrato, con atto redatto nel chiostro di S. Evasio di Casale, il due giugno 1462 concesse a Bertagna, figlio di Giorgetto Asinari, l'investitura del feudo di Cartosio.

Come già indicato i Savoia continuarono a concedere l'investitura a più riprese nel corso dei secoli agli Asinari sul Comune di Cartosio sino all'ultima del 29 luglio 1741, in cui si ha l'investitura a favore del Sig. Vassallo Filippo Valentino Asinarj del feudo di Cartosio e della quarta parte del feudo di Castelletto d'Erro nella valle dell'Erro.





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