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Preistoria ed epoca Romana

La presenza dell'uomo a Cartosio dovette essere molto remota. Le testimonianze più antiche, sino ad oggi rinvenute, risalgono al periodo Neolitico, anche se il rinvenimento di uno strumento litico del Paleolitico medio (Musteriano), nel vicino Comune di Ponzone, farebbe precedere notevolmente tale presenza.

In epoca Neolitica si ha una vera innovazione culturale per l'uomo che modifica sostanzialmente il suo rapporto con l'ambiente: da semplice fruitore della natura spontanea (caccia, pesca, raccolta) diventa soggetto dominatore di questa, piegandola ai propri fini.

Si iniziano a praticare l'agricoltura, l'allevamento del bestiame e si fabbricano le prime ceramiche. Sono di questo periodo i rinvenimenti effettuati nell'800, riportati dall'Issel che cita a Cartosio le stazioni di Ciazze, Moncalvo e Quibone (Ponte di Guadobono) e di cui i ritrovamenti, costituiti prevalentemente da accette in pietra levigata o da strumenti in selce, sono custoditi nel Museo Civico di Archeologia di Genova Pegli e al Museo Civico di Storia Naturale di Genova.

Le successive età dei metalli (bronzo e ferro) sono scarsamente rappresentate nel Comune di Cartosio anche perchè in questi territori non sono mai stati eseguiti scavi e ricerche sistematiche da parte di specialisti. Un recente rinvenimento di superficie dell'età del ferro, nel vicino Comune di Ponzone in località Casarossa, è promettente per nuovi studi su questa zona.

Per quanto riguarda l'età del ferro queste aree erano abitate dai Liguri Statielli. I Liguri erano popolazioni autoctone che abitavano non solo la Liguria marittima, ma anche le zone tra l'Appennino ed il Po, sia nell'attuale Piemonte meridionale che nella bassa Lombardia ed Emilia occidentale.
Queste popolazioni erano divise in tribù, unite soltanto dalla lingua e dalla coscienza di un'origine comune. Erano popolazioni di eccezionale tempra fisica, famose per le loro attitudini alla guerriglia ed estremamente povere.

I Liguri Statielli avevano come centro "l'oppidum di Caristo" appoggiato da vari "oppida minori" quali i castellari ed abitati, nei quali si accentravano le popolazioni locali. Caristo è importante per la battaglia, citata da Tito Livio, avvenuta nel 173 a. C. quando i Romani inviarono in questi territori il console Marco Popilio Lenate. In tale cruenta battaglia, riportata da Tito Livio, i Romani vinsero i Liguri Statielli, distrussero la città di Caristo, occuparono la zona ed i Liguri Statielli persero la loro autonomia e furono trasferiti oltre il Po.
II Senato romano condannò il trattamento riservato ai vinti, reputandolo troppo severo e deliberò che i Liguri Statielli fossero rimessi in libertà e risarciti dei danni sofferti.

Su Caristo, sito non ancora ritrovato dagli archeologi, alcuni storici dell'800 - tra cui anche il Roffredo - avevano sostenuto che doveva essere situato nella regione Caristia tra Cartosio e Ponzone. Sebbene alcuni riferimenti a favore di tale ipotesi ancora sussistono (somiglianza di toponimi, il sito in altura) la critica storica più aggiornata riconosce che Caristo dovrebbe essere presumibilmente in Acqui Terme, luogo certamente a quell'epoca già abitato, in quanto sede delle acque calde e sicuro centro di attrazione e di insediamento di popolazioni. Inoltre il toponimo Caristo deriverebbe da popolazioni greche stanziatesi in epoca imprecisata ad Acqui Terme in quanto in Grecia esistevano altre due città con il nome di Caristo: una nell'isola di Negroponte, pur essa con vicine acque calde e l'altra in Laconia.

Nelle regioni di Argere (Tempuccio), Nosetta, e Biancaccio, Catalana, Rivere Gaini - percorse dell'acquedotto - dovevano esistere anche insediamenti dell'epoca romana e la valle di Cartosio essere intensamente abitata e coltivata.
La vita all'epoca romana era quindi abbastanza sviluppata. Il Roffredo sosteneva, infatti, che "nelle suddette località di Botte, Nosetta, Biancaccio e Catalana si sono ritrovate sotto terra, in occasione di scavi, rottami di fabbriche minate, tegole, muraglie indicanti abbiano servito di fondamento ad edifici e case di riguardo, canali di piombo, anelli d'oro, idoletti di bronzo dorati, pezzi di marmo lisci e sculti ed intagliati ed altri finiti, pezzi di antichità e monete d'argento con la testa e iscrizione di Caio Flaminio". Occorreranno ricerche sistematiche e maggiori attenzioni da parte degli enti preposti al fine di accrescere le conoscenze e di impedire che tale patrimonio non venga nascosto e disperso come purtroppo accaduto sino ad oggi.





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